cir-convenzione di incapace, 1

Il testo riprende parti dell’introduzione al volume:

GIORGIO DELLE DONNE, Cinque pezzi facili sull’Alto Adige/Suedtirol.

Le radici del fortuito, fortunoso e fortunato disagio e declino degli italiani dell’Alto Adige,

con introduzioni di M. Boato, L. Menapace, P. Renner, L. Spagnolli, A. Stenico,

Bolzano – Merano, Centro di cultura dell’Alto Adige – Alpha Beta, 2015,

ed e’ una anticipazione dell’articolo che sara’ pubblicato in: «Il Cristallo. Rassegna di varia umanita’», LVIII, 2016, n. 1, Bolzano, Centro di cultura dell’Alto Adige, aprile 2016.

Cir-Convenzione di incapace1

Due definizioni ed un’analisi

La Convenzione per la riforma dello Statuto di autonomia e’ stata istituita con Legge della Provincia Autonoma di Bolzano n. 3 del 23 aprile 2015, mentre nel Trentino e’ stata istituita una Consulta per lo stesso scopo, al fine di elaborare delle proposte di modifica dello Statuto di autonomia del 1972, elaborato mezzo secolo fa.

Il costo complessivo previsto per l’attuazione della Legge provinciale e’ di 350.000 €.

L’incarico ovviamente non e’ stato dato alla LUB, ma all’EURAC.

La circonvenzione di incapace e’ un delitto previsto e punito dall’ art. 643 del codice penale. Consiste nell’abusare dei bisogni, passioni o dell’inesperienza di persona minore o in stato d’infermita’ o deficienza psichica, al fine di procurare a se’ o ad altri un profitto. Completa la fattispecie la circostanza per cui la condotta dell’incapace deve consistere in un atto dannoso per se’ o per altri.

Prima dell’inizio dei lavori della Convenzione il Landeshauptmann Kompatscher ha piu’ volte ribadito che i pilastri dell’autonomia – la proporzionale, il bilinguismo, l’interpretazione SVP dell’art. 19, ecc. – non potranno essere messi in discussione, evidenziando ancora una volta la continuita’ pur nella evidente modernita’ con il suo predecessore Durnwalder, il quale aveva definito il tavolo di lavoro istituito da Bressa nel 2001 il muro del pianto degli italiani.

Il senatore Palermo – il miglior senatore italiano che la SVP potesse scegliere – ha espresso sommessamente disagio per questo e per il fatto che la Commissione dei sei, da Lui presieduta, si riunisce di quando in quando solamente per approvare norme concordate da Zeller col ministro competente di turno, come e’ accaduto da sempre nella Seconda repubblica.

Gli open space si sono caratterizzati per una scarsissima presenza di altoatesini, meno di 200 persone su circa 2.000 partecipanti nei 9 incontri svolti.

Ovunque si e’ manifestata una notevole presenza, anche politicamente organizzata, di sudtirolesi, i quali spesso hanno evidentemente confuso la proposta di una riforma dell’autonomia con la richiesta dell’autodeterminazione, che oggettivamente e’ un’altra cosa, o ripropongono le tesi sulla toponomastica monolingue, la rigida separazione etnica, ecc., portate avanti per decenni dalla SVP ed ora da questo partito temporaneamente accantonate.

Tra le altre cause della mancata partecipazione degli altoatesini ai dibattiti potrebbe esserci l’oramai caratteristica sfiducia nella politica. Infatti, dopo avere perso quasi trent’anni votando per i partiti contrari all’autonomia e dopo aver visto che anche i governi di Centrodestra sono molto piu’ interessati al consenso della SVP piuttosto che al disagio degli Italiani dell’Alto Adige, da alcuni anni gli altoatesini disertano le urne.

A partire dalle elezioni provinciali del 2013 si e’ evidenziata una bassissima partecipazione elettorale del corpo elettorale dei 118.000 altoatesini superstiti, tanto piu’ evidente se contrapposta all’altissima partecipazione elettorale dei 314.000 sudtirolesi, che ha portato all’elezione di soli 5 consiglieri provinciali italiani su 35 – erano 11 su 34 nel 1973 ! – ed alla conseguente riduzione della rappresentanza italiana nella giunta provinciale ad un solo assessore, esattamente come il gruppo ladino che conta 20.000 persone.

Nel Consiglio provinciale di Bolzano il gruppo sudtirolese, che rappresenta il 69,41% della popolazione, elegge l’83% dei consiglieri provinciali ed il 75% degli assessori; il gruppo ladino, che rappresenta il 4,53% della popolazione, elegge il 3% dei consiglieri provinciali ed il 12,5% degli assessori; il gruppo altoatesino, che rappresenta il 26,06% della popolazione, elegge il 14% dei consiglieri provinciali ed il 12,5% degli assessori.

Anche nelle amministrazioni comunali il gruppo linguistico italiano e’ assolutamente sottorappresentato.

Fino alle elezioni amministrative del maggio 2015 nei 116 comuni dell’Alto Adige il gruppo sudtirolese, che rappresenta il 69,41% della popolazione, eleggeva l’83% dei consiglieri comunali in tutti i 116 comuni della provincia ed eleggeva 102 sindaci e 14 vicesindaci. Il gruppo ladino, che rappresenta il 4,53% della popolazione, eleggeva il 6,7% dei consiglieri comunali nei 15 consigli comunali dove e’ presente e, conseguentemente alla concentrazione territoriale, esprimeva 8 sindaci. Di questi 110 sindaci 107 erano della SVP e 3 erano eletti in liste civiche. Il gruppo altoatesino, che rappresenta il 26,06% della popolazione, eleggeva l’8,8% dei consiglieri comunali nei 34 consigli comunali dove era ancora presente, 6 sindaci, 7 vicesindaci e 45 assessori comunali. In 10 dei 34 consigli comunali dove era ancora presente era rappresentato solamente da un consigliere, quindi senza il diritto di entrare in giunta perlomeno a titolo etnico.

I 5 comuni rimasti a maggioranza italiana sono anche i comuni con la maggiore presenza di immigrati: a Bolzano sono oltre 15.000, il 15% della popolazione, triplicati negli ultimi dieci anni; a Laives sono oltre 1.700, il 10% della popolazione; a Salorno sono oltre 700, il 20% della popolazione. Immigrati che, quando inizieranno ad organizzarsi politicamente, non potranno fare peggio degli altoatesini.

Da una parte la popolazione sudtirolese continua a votare, e fa notizia il fatto che il partito di raccolta etnico – che ha saputo conquistare e gestire la piu’ garantita e ricca autonomia etnica d’Europa – sia sceso nelle elezioni provinciali del 2013 per la prima volta dal 1948 sotto la soglia della maggioranza assoluta. Dall’altra gli altoatesini partecipano sempre meno alle elezioni, soprattutto quelle di carattere locale, dove in misura sempre maggiore votano la SVP e continuano a penalizzare i partiti italiani, filiali locali che seguono pedissequamente le sorti dei partiti nazionali. Chi scrive pratica dichiaratamente l’astensionismo elettorale – che non va confuso col disimpegno politico – dal 1992 per quanto riguarda le elezioni politiche e dal 1993 per quanto riguarda le elezioni provinciali.

Certamente agli altoatesini non mancano le ragioni che hanno portato molti italiani ad allontanarsi dalla politica negli ultimi vent’anni, considerando la classe politica come una casta inetta di persone incapaci di risolvere i problemi – anzi, spesso impegnata a crearne, per motivare la propria esistenza – attenta solamente alla difesa dei propri privilegi. Oltre a questi motivi ve ne sono di specifici a livello locale, dati dall’evidente incapacita’ di rapportarsi in maniera politicamente dignitosa con il partito localmente ed etnicamente dominante, che puo’ permettersi di cooptare al governo come rappresentanti degli altoatesini anche le persone meno votate da questi ultimi, incapaci anche di rapportarsi con i rappresentanti nazionali dei partiti di cui sono sezioni a livello locale, sia quando sono al governo sia quando sono all’opposizione.

Nel corso degli ultimi trent’anni pero’ le cose sono radicalmente cambiate nel panorama politico nazionale e conseguentemente anche in quello locale. Sicuramente gli altoatesini sono maggiormente autonomisti, ma e’ un autonomismo del magna e ta’si, dato dalla consapevolezza che in Italia le cose vanno decisamente peggio. Anche chi continua a votare per i partiti di opposizione e’ consapevole che la qualita’ della vita nella Autonome Provinz e’ decisamente migliore rispetto al resto d’Italia, mentre anche chi vota per i partiti altoatesini chiamati al governo locale dalla SVP e’ consapevole dell’assoluta inutilita’ dei propri rappresentanti, in un circolo vizioso tra la delegittimazione della propria rappresentanza politica da parte della SVP e del consenso prima o della partecipazione elettorale poi degli altoatesini.

I politici ed i partiti italiani dell’Alto Adige non si dividono tra Centrodestra e Centrosinistra ma tra QuellichefarebberoqualsiasicosapurdifarsicooptaredallaSVP e

QuellichehannofattoognicosapurdiesserecooptatidallaSVP.

Bolzano, 5 aprile 2016.

Giorgio Delle Donne

1 Editoriale pubblicato sull’«Alto Adige» l’11 aprile 2016.