Toponomastica & commissioni scientifiche

 

Toponomastica & commissioni scientifiche1

Il disegno di legge riguardante la toponomastica presentato dalla SVP costituisce una falsa soluzione ad un falso problema.

Un falso problema, perche’ la normativa e’ chiara ed il problema di decidere quanti toponimi italiani riconoscere e’ una pura speculazione politica, visto che si tratta semplicemente di ufficializzare la toponomastica in lingua tedesca rispettando il bilinguismo.

Una falsa soluzione, perche’ il nucleo centrale della proposta, riguardante il tentativo di spostare la questione dal campo della politica al campo degli esperti, non risolve la questione, ma ne dilata ancora una volta i tempi della risoluzione.

Il discorso potrebbe sembrare a prima vista condivisibile: dove i politici non trovano un accordo politico gli esperti sapranno dare una risposta scientifica. Nulla di piu’ sbagliato e demagogico. Il discorso parte da una cieca fiducia nella scienza storica e linguistica. Io non ho mai creduto ne’ alla neutralita’ della scienza ne’, tantomeno, alla neutralita’ della ricerca storica. Il che non significa affermare che ne’ l’una ne’ l’altra non siano importantissime per lo sviluppo dell’umanita’. Ma penso che storicizzare la scienza sia piu’ semplice ed utile che tentare di rendere scientifica la storia. La storia, soprattutto quella delle regioni di confine contese tra stati nazionali, e’ spesso stata utilizzata per rivendicazioni nazionali, cosi’ come la linguistica in tutti i suoi settori, dalla toponomastica all’onomastica, all’odonomastica, alla dialettologia. Basta ricordare la secolare questione sul ladino visto come lingua o come dialetto.

Ma come saranno scelti questi esperti? Per ricordare come viene vista, utilizzata ed amministrata la ricerca storica locale dalla Provincia, e’ bene ricordare che l’Archivio Provinciale, con il relativo ufficio per la toponomastica, dalla sua costituzione fino al 1993 dipendeva dall’Assessorato alla Cultura in lingua tedesca, ed in seguito e’ passato di competenza al Dipartimento dei Beni culturali, da sempre retto dall’Assessore alla Cultura in lingua tedesca. L’Ufficio occupa cinque ricercatori, tutti e cinque di lingua tedesca fino al 2004, mentre da allora occupa anche un italofono scelto dall’Assessora competente.

Oltre all’esperto dell’Archivio provinciale la commissione sara’ composta da altri membri provinciali: un rappresentante della Ripartizione urbanistica, uno dell’Ufficio statistica ed uno del Libro fondiario, oltre ad un rappresentante del Consorzio dei comuni, tutti funzionari di amministrazioni locali estremamente etnicizzate e politicizzate, dove i margini di autonomia dal potere politico non sono paragonabili a quelli dell’amministrazione statale. Io lavoro da oltre 30 anni come insegnante statale, ma la mia carriera non dipende dai miei rapporti con il Ministro della Pubblica istruzione, che non ho mai conosciuto in vita mia ed ovviamente non mi conosce, mentre nelle amministrazioni locali il rapporto tra il funzionario ed il politico di turno e’ frequente e determinante, con un controllo, anche politico, molto marcato. I funzionari provinciali di lingua italiana sono scelti da politici a loro volta scelti dall’SVP, e quindi anche negli assessorati assolutamente italiani, come la scuola e la cultura, i funzionari, ben contenti se il loro assessore competente e’ assolutamente incompetente, cosi’ comandano loro, sanno che il loro assessore avra’ vita breve, m il partito localmente dominante che controlla l’Amministrazione nella quale devono fare carriera assolutamente no.

Il rappresentante del Consorzio dei comuni, oltre ad avere col potere politico locale un rapporto molto stretto, dovra’ rappresentare quella comunita’ di 114 sindaci dei 116 comuni dell’Alto Adige che nel gennaio del 2006 chiese all’Austria di inserire nella propria costituzione un riferimento esplicito al diritto all’autodeterminazione dei sudtirolesi. Da ricordare inoltre che moltissimi comuni hanno gia’ anticipato la soluzione radicale del progetto SVP di eliminare la toponomastica italiana. Ed e’ forse proprio per questo che la Provincia, che solitamente non brilla per processi di decentramento decisionale una volta ottenuto il potere dallo Stato e dalla Regione, ha deciso di coinvolgere i comuni.

Sulla composizione etnica della commissione, tre tedeschi, un ladino ed un italiano, i numeri parlano da soli per quanto riguarda le maggioranze possibili, quando non saranno all’unanimita’ per i motivi sopra esposti.

L’idea di consultare anche le popolazioni locali, in nome della democrazia partecipata, e’ un’ulteriore offesa al diritto di tutela delle minoranze, quelle territoriali locali, non quelle nazionali, che stanno scomparendo da trent’anni, come la toponomastica bilingue, tra i silenzi imbarazzati dei loro rappresentanti politici cooptati al governo provinciale. Gli stessi rappresentanti politici che, nel 2003 e nel 2008, nei programmi di giunta provinciale, si sono impegnati a “ (…) giungere ad una soluzione accettabile per tutti e tre i gruppi linguistici, tenendo conto della proposta avanzata nella scorsa legislatura dal Presidente della Giunta provinciale e della SVP”, e che ora fanno finta di stupirsi della stessa proposta.

Bolzano, 6 agosto 2010.

Giorgio Delle Donne

1 Editoriale pubblicato sull’«Alto Adige» il 6 agosto 2010.