Sprecopoli 2

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L’enorme quantita’ di denaro a disposizione dei governanti sudtirolesi e dei loro sempre delegittimati ed inutili vice altoatesini, pur con dei risultati eccellenti in termini di qualita’ della vita e dei servizi, risulta pero’ spesso sprecata se rapportata al rapporto servizi/costi, il rapporto qualita’/prezzo che ogni consumatore analizza implicitamente ad ogni acquisto.

In questi giorni si discute degli organici degli enti locali e la mente storica va immediatamente agli anni Ottanta e Novanta, ai bei tempi in cui lo Stato, italiano e cattivo, prelevava i soldi con le tasse, mentre la Provincia, tedesca e buona, ricevuti (dallo Stato) i finanziamenti, che insieme ai servizi erogati direttamente dallo Stato arrivavano al 112 % del prelievo fiscale locale, cosi’ generosamente incrementato da albergatori, artigiani e contadini, li dava amorevolmente ai propri cittadini, creando un meccanismo di consenso politico che ha portato all’epoca il partito etnico locale ad avere il 90 % dei consensi della minoranza locale anche 50 anni dopo la fine del fascismo ed in piena globalizzazione.

Le assunzioni negli organici degli enti locali sembravano fatte col rastrello, e la logica era quella di gonfiare e riempire gli organici, come e’ stato fatto in occasione della provincializzazione delle strade statali, quando l’organico dell’Anas, provincializzato, e’ stato immediatamente triplicato. Non erano piu’ gli anni Sessanta, quando i sindaci italodemocristiani del Comune di Bolzano, tradizionalmente presidenti anche delle squadre di calcio e di hockey cittadine, assumevano gli atleti negli organici del Comune di Bolzano, per dare loro uno stipendio. Era un fenomeno quantitativamente impressionante, che porto’ ai primi anni Novanta ad un’inchiesta, commissionata dalla Ripartizione personale della Provincia, sui carichi di lavoro dei dipendenti di due ripartizioni. In una di queste, l’Intendenza scolastica italiana, risultarono in esubero 18 persone sulle 50 dell’organico, ed anche nell’altra i risultati furono simili, e tutto fini’ in un cassetto, dopo qualche polemica giornalistica.

Ma all’epoca non si parlava di federalismo fiscale, ed i risparmi sembravano improponibili. Nelle scuole italiane di periferia lavoravano quasi esclusivamente le mogli degli ufficiali dell’Esercito, i cui figli frequentavano classi con numeri di iscritti inferiori alle dieci unita’. Nelle scuole italiane di Vipiteno c’era un direttore didattico per le scuole elementari, un preside per la scuola media ed un altro per la scuola superiore, oltre a decine di insegnanti, per un totale di poche decine di iscritti. Se la presenza italiana in periferia si e’ protratta cosi’ a lungo e’ anche per questo; se gli altoatesini sono stati considerati dai sudtirolesi come dei parassiti e’ anche per questo. Ma ora i tempi sono cambiati, l’Esercito e la Finanza non ci sono piu’, ed in periferia le scuole italiane rimangono aperte solamente grazie ai figli degli immigrati, iscritti per il 70 % nelle scuole del gruppo che conta il 20 % della popolazione, la qual cosa non scandalizza nessuno ma assilla Theiner, preoccupato del fatto che al prossimo censimento questi possano dichiararsi italiani, alterando la proporzionale etnica.

Troppo facile spulciare negli organici pubblici per vedere gli sprechi: basterebbe ricordare la presenza del Nucleo di valutazione del sistema scolastico dove, nel solo settore italiano, ci sono tre insegnanti, e fino allo scorso anno anche una preside, pagati a tempo pieno e con un’ulteriore indennita’ personale di oltre 12.000 €. annui, per una spesa complessiva di oltre 200.000 €. di soli stipendi, per svolgere attivita’ di verifica del sistema scolastico. Tutta gente scelta per chiari meriti professionali, come gli altri dieci insegnanti comandati presso l’Istituto pedagogico. Ed e’ un vero peccato che un insegnante burlone abbia messo in rete i nomi dei vincitori prima che si svolgessero le prove concorsuali, indovinandone nove su dieci. Si potrebbe risparmiare la lunga e costosa procedura di selezione con la semplice chiamata diretta da parte della politica, visto che tutti sono impegnati nell’area politica della maggioranza, in nome della convivenza e con spirito di servizio.

Ma, sempre per rimanere nel settore scolastico, sarebbe interessante vedere quali corsi di aggiornamento vengono organizzati, e con quali criteri vengono scelti i relatori. Da segnalare il corso “Curare chi cura”: “Il corso vuole essere un’occasione per sentire, ascoltare, rilassare, sperimentare il proprio corpo; uno spazio per ammorbidire la propria muscolatura lasciando emergere bisogni, potenzialita’, risorse. Diventando piu’ consapevoli del nostro corpo possiamo correggere atteggiamenti posturali errati. L’iniziativa e’ svolta in stretta collaborazione con il Servizio di prevenzione e protezione della Provincia”, dove i due unici relatori sono i due unici figli dell’ex assessora alla scuola.

Non possiamo certamente paragonare la situazione locale a quella della Calabria, dove 10.000 guardiaboschi spesso appiccano gli incendi per dimostrare di essere socialmente utili, ma ho l’impressione che certi funzionari provinciali agiscano come i diplomatici, divenendo gli unici in grado di risolvere i problemi che loro stessi creano, cosi’ come i partiti etnici creano ad arte certe situazioni per dimostrare di essere socialmente utili e forse anche indispensabili.

Bolzano, 30 ottobre 2010.

Giorgio Delle Donne

1 Editoriale pubblicato sull’«Alto Adige» il 2 novembre 2010.