Il potere logora chi non ce le ha

 

Il potere logora chi non ce l'(e) ha1

Sarà  per via del mio cognome, che come dicevano i latini definisce l’uomo, ma le donne mi sono sempre sembrate molto interessanti, proprio perche’ cosi’ diverse dal genere maschile in ogni ambito, oltre che per le ovvie differenze anatomiche. Anche in politica, ad esempio, ricordo che le donne dei movimenti che negli anni Settanta si autodefinivano rivoluzionari – spesso riproducendo schemi organizzativi e di relazione molto maschili, rinviando a rivoluzione avvenuta la risoluzione del problema dei rapporti interpersonali e di genere -, ponevano giustamente il problema del rapporto tra i mezzi ed i fini della politica. Ribaltando la cinica citazione machiavelliana, secondo la quale il fine giustifica i mezzi – in base alla quale sono state giustificate le cose piu’ ignobili dal punto di vista morale in funzione di un fine politicamente nobile -, le donne sostenevano che il fine doveva vedersi anche nelle pratiche e nei linguaggi esercitati per raggiungerlo, mettendo in discussione in questo modo pratiche e linguaggi della politica che perpetuavano il passato in funzione del futuro. Non a caso la rivista femminista che teorizzava queste pratiche che avrebbero dovuto ribaltare la vecchia politica si intitolava “Sottosopra”, rivendicando spazi di discussione autonomi delle donne in politica, la “separatezza” che non avrebbe dovuto essere “separatismo”, visto che le donne rivendicavano spazi, tempi e stili diversi, ma condividevano l’ipotesi della necessita’ di una trasformazione della societa’ per la trasformazione dei rapporti sociali.

Qui al paese il dibattito e’ arrivato con un certo ritardo e notevoli distorsioni, forse dovute alla distanza, forse ai problemi derivati dal fatto che non e’ sempre possibile tradurre tutto, perche’ le parole assumono significati diversi nelle diverse culture e sensibilita’. Qualche anno fa, ad esempio, l’onorevole Widmann ha proposto di riaprire le case chiuse, rimembrando i tempi in cui la prostituzione si esercitava al sicuro ed al riparo dagli occhi indiscreti e non tra i filari di mele dell’operosa Bassa atesina. E’ stata la prima volta che l’SVP, che di solito si occupava dei “masi chiusi”, si e’ interessata anche di “case chiuse”, a dimostrazione del fatto che, come spesso dice Brugger, il partito sudtirolese cerca di occuparsi anche degli interessi degli altoatesini. E’ seguita una reazione imbarazzata delle donne SVP, che hanno ampiamente dimostrato la loro autonomia dal partito nominando presidente del Comitato per le pari opportunita’ la figlia di Unterberger, il Boss del partito di Merano, uno che deve avere il film di Francesco Rosi del 1963 “Le mani sulla citta’” come film-cult della propria esistenza politico-professionale, gia’ moglie dell’onorevole Zeller, uno che evidentemente pensa che i dritti contino piu’ dei diritti. E’ vero che la citazione biblica secondo la quale “le colpe dei padri ricadono sui figli” e’ un monito per i padri – anche se qui al paese l’SVP la usa come una clava nei confronti degli altoatesini figli di chi si e’ insediato in loco al tempo del fascismo – ma la figlia di cotanto padre ed ex moglie di cotanto marito ora che e’ riuscita ad entrare nel Consiglio provinciale dopo avere utilizzato, insieme ad altre, il Comitato per le pari opportunita’ finanziato dai contributi pubblici per farsi propaganda politica, mi dovrebbe spiegare qual e’ la differenza tra la sua politica e quella dei suoi parenti di primo e di secondo grado dei quali personalmente non ricordo interventi particolarmente brillanti a favore di una autonomia territoriale partecipata e non etnicamente risarcitoria. Mi dicano le donne SVP cosa pensano delle questioni che da anni caratterizzano negativamente l’autonomia sudtirolese: il censimento, la toponomastica, la scuola, la divisione etnica, ecc. Insomma tutte quelle cose che potrebbero trasformare questa ricca autonomia cosi’ ben gestita dal punto di vista amministrativo ma cosi’ povera e mal gestita dal punto di vista della partecipazione democratica dei gruppi etnici e politici localmente minoritari. Mi dicano se oltre a denunciare la presenza irrisoria ed i metodi di scelta delle donne in politica e nei consigli di amministrazione locali sono disposte ad accompagnare la loro battaglia per un analogo diritto dei gruppi etnicamente e politicamente localmente minoritari, messi alle corde dal loro partito che oltre a essere maschilista sembra essere autoritario anche nei confronti degli altri maschi, se parlano una lingua diversa o non condividono la loro politica. Mi dicano se nella loro “hit parade identitaria” il fatto di essere donne e tedesche – e poi anche venostane, pusteresi, insegnanti, albergatrici, professioniste, ecc – le pone dalla parte dei piu’ forti o dei piu’ deboli, se vogliono ulteriormente rafforzare il partito etnico o se ipotizzano una autonomia sempre meno etnica e sempre piu’ dinamica ma progressiva, altrimenti la loro lotta per la conquista dei posti di potere, con la contrapposizione politico-sentimentale tra la Unterberger e la Stirner-Brantsch, mi sembrerebbe piu’ adatta ad una telenovela o ad un rotocalco rosa che ad una cronaca politica. E, parafrasando il saggio Andreotti – il divino Giulio, non il neoladino Carlo – si potrebbe dire che il potere logora chi non ce le ha.

Che le donne in politica siano sottorappresentate e’ un dato oggettivo, che questo sia una sfortuna per loro e’ tutto da dimostrare. Non auspico un ritorno ai fornelli, ma mi sembra che tutto sommato le donne che fanno carriera politica con successo spesso perdano molti degli aspetti positivi della cultura femminile ed acquisiscano molti degli aspetti negativi della cultura maschile, in un mondo politico che sicuramente tende ad escludere le donne ma altrettanto sicuramente tende a schifare anche molti uomini normali, quelli che non sopportano la politica urlata e spettacolare, non amano esibirsi ed imporre la loro logica ed i loro rapporti di forza, quelli che hanno una mentalita’ diametralmente opposta ai maschi che dicono e soprattutto pensano che “commannare e’ mejo che fottere”.

Visto che negli ultimi cinquant’anni le donne hanno fortunatamente invaso la vita lavorativa, culturale, politica e sociale e’ ovvio che qualunque partito debba tenerne conto, se non altro per una questione di marketing – che cosi’ pesantemente ha caratterizzato la recente campagna elettorale, a scapito delle proposte politiche – visto che sono un po’ piu’ della meta’ del corpo/mercato elettorale. Ma che le quote minime di presenza nelle liste o nelle giunte sia prescritta per legge mi sembra semplicemente assurdo. Se un gruppo di maschi volesse fondare un partito maschilista come potrebbe presentarsi alle elezioni senza una “quota rosa” che rappresenterebbe una contraddizione rispetto al proprio programma politico?

Fantapolitica? Se qualcuno vi avesse detto, solamente venti anni fa, che dopo dieci anni si sarebbero sciolti o trasformati degli storici partiti di massa come quello popolare, quello socialista e quello comunista; che sarebbe nato ed andato al governo in Italia un partito etnofederalista e che uno speculatore edilizio pluriindagato sarebbe diventato capo del governo, con un postfascista come vice, voi cosa avreste detto? Fantapolitica! Appunto.

Bolzano, 22 novembre 2003.

Giorgio Delle Donne

1 Editoriale pubblicato sull'”Alto Adige” il 23 novembre 2003.