Quando la democrazia dà i numeri

 

Quando la democrazia dà i numeri 1

Così come i sudtirolesi devono smettere di pensare che il fascismo non sia stato una dittatura, pur con un grande consenso popolare, ma una invenzione degli italiani per assimilarli, anche gli altoatesini devono smettere di pensare che tutto cio’ che accade qui al paese sia esclusivamente una conseguenza della politica SVP. Pensiamo alle riforme elettorali, ad esempio.

Fino a qualche anno orsono un altoatesino residente in Pusteria o in Venosta poteva tranquillamente votare per il partito di Togliatti, di Andreotti o di Cicciolina, sentendosi parte di una comunita’ politica nazionale. Ora non e’ piu’ cosi’, vuoi perche’ di altoatesini in Venosta ed in Pusteria non ne sono rimasti molti, vuoi perche’ da quando c’e’ il sistema maggioritario sei praticamente obbligato a scegliere tra i candidati piu’ forti presentati nei singoli collegi elettorali, altrimenti butti al mare il tuo voto. Ma, diranno gli ottimisti, nel collegio elettorale di Bolzano e Laives, a maggioranza italiana, gli altoatesini potranno certamente eleggere uno di loro. Le elezioni politiche dell’anno scorso hanno dimostrato che, con un semplice accordo di doppia desistenza, il secondo ed il terzo partito di un collegio elettorale possono impedire l’elezione dei candidati alla Camera ed al Senato del partito sicuramente piu’ votato del collegio, se la somma dei voti del secondo e terzo partito supera quelli del primo. Nel caso specifico il terzo partito ha fatto eleggere un proprio candidato, sudtirolese, mentre il secondo partito ha fatto eleggere un candidato bellunese proposto dai trentini e accettato dai sudtirolesi. E’ pur vero che esiste ancora, per ora, la quota del proporzionale, ma nel caso specifico il candidato era un siciliano imposto da Roma, boicottato dai trentini e subi’to dagli altoatesini, i quali, per fare un dispetto ai cugini trentini, hanno raccolto in poche ore migliaia di firme, come prova d’orgoglio per dimostrare la propria capacita’ di mobilitazione, per lo meno sulla rete telefonica piu’ che sull’opinione pubblica. L’SVP non ha fatto altro che approfittare di una nuova opportunita’, data dalla nuova normativa elettorale per le elezioni politiche, per avvantaggiarsene, il che mi sembra rientri nella logica della politica.

Anche nel caso delle elezioni amministrative il meccanismo e’ simile. Fino ai primi anni Novanta si eleggeva il consiglio comunale, e il consiglio eleggeva il sindaco. Ora la nuova norma elettorale per le amministrative prevede l’elezione del consiglio e l’elezione diretta del sindaco. Se nessun candidato sindaco supera il 50% dei voti si va al ballottaggio tra i due piu’ votati ed i partiti che non hanno candidati al ballottaggio prendono accordi con i due candidati. Nel caso di Bolzano nel decennio 1995-2005 i/il candidati/o del centrodestra prendono/prende piu’ voti di quello del centrosinistra, ma questo, con i voti determinanti dell’SVP, viene eletto al ballottaggio. L’SVP non ha fatto altro che approfittare di una nuova opportunita’, data dalla nuova normativa elettorale per le elezioni amministrative, per avvantaggiarsene, il che mi sembra rientri nella logica della politica.

Gli ottimisti diranno che in questo modo i sudtirolesi votano per un sindaco o un deputato italiano del centrosinistra, e gli altoatesini del centrosinistra votano per un candidato sudtirolese, superando quindi il blocco psicologico/politico del voto etnico, ma per come sono andate le cose negli ultimi anni non mi sembra che questa situazione abbia cambiato alcunche’ per quanto riguarda l’atteggiamento dell’SVP sulle questioni del censimento, della toponomastica, della proporzionale, del bilinguismo, delle scuole, ecc., insomma sulla necessita’ di trasformare l’autonomia per le minoranze nazionali in una autonomia per tutti.

Ora l’SVP presenta il proprio progetto di legge di riforma della legge elettorale per le elezioni provinciali. Anche in questo caso l’SVP non fa altro che approfittare di una nuova opportunita’, data dalla nuova normativa elettorale per le elezioni regionali/provinciali, per avvantaggiarsene, il che mi sembra rientri nella logica della politica. Quello che mi infastidisce un po’, ma forse sono io che dovrei cambiare carattere, e’ la motivazione che viene data, riguardante la necessita’ di garantire la governabilita’ e la rappresentativita’.

Sulla governabilita’, se il Consiglio provinciale di Bolzano fosse composto da 35 consiglieri appartenenti a 17 gruppi consiliari, come accadeva nel Consiglio provinciale di Trento nella precedente legislatura, o da 35 persone senza alcun progetto politico che non sia quello di scimmiottare i cugini sudtirolesi per paura di perdere i finanziamenti e le competenze dell’autonomia, come accade in questa legislatura, potrei anche condividere la necessita’ di garantire una maggiore stabilita’. Ma, visto che nel Consiglio provinciale di Bolzano l’SVP ha 21 dei 35 consiglieri provinciali, non credo che si possa utilizzare questa motivazione senza sfiorare il ridicolo.

Sulla rappresentativita’, visto che da 20 anni il partito piu’ votato dagli altoatesini e’ all’opposizione e l’SVP si prende in giunta tre persone che, tutte insieme, raccolgono 8.435 preferenze, non hanno le preferenze dei leader dell’opposizione e sembrano avere interiorizzato lo slogan delle hotline erotiche passive che suggerisce “Ascolta, stai zitto e godi”, non credo che si possa utilizzare questa motivazione senza sfiorare il grottesco.

Per non sembrare un piagnone italiano, ricordo che anche per i ladini le cose non vanno diversamente. Garantito il posto in giunta per i ladini, gli ingenui veteroautoctoni pensavano ovviamente di sceglierlo loro l’assessore. Invece non solo anche l’assessore ladino, come quelli altoatesini, l’ha scelto l’SVP, ma la proposta di legge SVP prevede che il posto in consiglio sia garantito al ladino piu’ votato in provincia, non nelle valli ladine, e quale partito puo’ garantire ad un ladino di raccogliere voti anche “fuori valle”?

Ora rimane solamente da vedere se al partito che si rapporta con Roma e Bruxelles come il paladino delle minoranze e si rapporta con le minoranze etniche e politiche locali con un’eleganza che ricorda quella di un elefante in una cristalleria risultera’ piu’ opportuno mantenere questa situazione per un’altra legislatura, con tre assessori italiani e un assessore ladino cosi’ poco rappresentativi, ma di suo gradimento anche proprio perche’ deboli, o vorra’ accelerare la riforma elettorale per arrivare alle elezioni provinciali del 2003 con un sistema elettorale che gli garantisca due consiglieri provinciali in piu’, passando quindi da 21 a 23, ma imponendo agli altoatesini l’obbligo di scegliere tra due coalizioni, di centrodestra e di centrosinistra. Agli inguaribili ottimisti ricordo comunque che lo Statuto prevede per l’SVP l’obbligo di prendersi in giunta due italiani, non necessariamente i due italiani piu’ votati. Due o tre persone disposte a guadagnare 20 milioni (di vecchie lire, pari a 10.000 nuovi euro) al mese oltre ai benefit, pur sapendo di non rappresentare niente e nessuno, pur con la matematica certezza di farsi sbeffeggiare sui giornali e disprezzare socialmente si trovano sempre, “in nome della convivenza e per spirito di servizio”.

Fino a pochi mesi or sono le leggi provinciali dovevano venire vistate dal Commissario del Governo ed approvate dal Governo. Ora, con la riforma costituzionale, in nome del federalismo, tutto cio’ non e’ piu’ necessario. Le ultime due leggi respinte dal vecchio governo, quello del centrosinistra, erano quella relativa all’immissione in ruolo, all’inizio del 21° secolo, di insegnanti privi di titolo di studio “perche’ il fascismo ha chiuso le scuole della minoranza sudtirolese” (80 anni or sono) e quella relativa all’istituzione della Commissione di controllo sull’emittenza radiotelevisiva, che normalmente viene istituita presso i consigli regionali e provinciali, lasciando spazio quindi anche alle minoranze politiche, mentre qui al paese e’ stata istituita presso la Giunta provinciale. Dopo la riforma costituzionale il Consiglio provinciale ha approvato pari pari le leggi precedentemente bocciate dal Governo, in nome dell’autonomia e della difesa delle minoranze. L’SVP non ha fatto altro che approfittare di una nuova opportunita’, data dalla nuova normativa costituzionale, per avvantaggiarsene, il che mi sembra rientri nella logica della politica.

Parlando dei tempi necessari per l’applicazione dalla democrazia c’e’ chi ricorda cinicamente che e’ sempre meglio che il numero delle persone chiamate a deliberare sia dispari, per evitare di trovarsi con due gruppi di eguale consistenza. Ma, per rendere le scelte ancora piu’ veloci, e’ preferibile che questo numero dispari sia inferiore al tre.

Qui da noi al maso ci sono, stando allo Statuto, tre gruppi etnici, ma uno decide per tutti. All’interno di questo gruppo etnico ci sono tre partiti, ma uno decide per tutti. All’interno di questo partito ci sono tre persone importanti, ma uno decide per tutti. E’ per questo motivo che tutto funziona cosi’ bene, qui al maso. Tutto, fuorche’ la democrazia.

Bolzano, 10 marzo 2002.

Giorgio Delle Donne

1 Editoriale pubblicato sull'”Alto Adige” il 12 marzo 2002.